A ottobre 2025 succede una cosa che, per chi lavora nel credito, è molto più importante di qualunque commento da talk show: la politica monetaria si è allentata, ma il prezzo finale del credito resta “quasi da stretta”.
I numeri sono chiari. Secondo le statistiche Bankitalia (riprese anche dalla stampa economica), il TAEG sui nuovi mutui è 3,73% e i tassi sui nuovi prestiti alle società non finanziarie sono 3,52%. Nello stesso set di dati, i tassi passivi sui depositi restano bassi, intorno a 0,63%.
Sul fronte BCE, invece, i “tassi chiave” sono effettivamente in area 2%: deposit facility 2,00% e MRO 2,15% (con effetto dall’11 giugno 2025).
1) Il puzzle: perché mutui e prestiti non scendono “come dovrebbero”
La tentazione è dire: “le banche non scaricano i tagli”. Ma la verità tecnica è più utile (e più spendibile in un articolo fintech): il tasso finale non è solo BCE.
Una formula pratica è questa:
Prezzo del credito = tasso base (policy/market) + spread rischio + costi capitale/regolamentari + costi operativi + target redditività
Anche se il “tasso base” cala, gli altri addendi possono rimanere alti o muoversi in direzione opposta. E infatti lo vediamo nella micro-struttura dei prestiti corporate: a ottobre 2025 i prestiti alle imprese fino a 1 milione risultano al 4,11%, mentre sopra 1 milione al 3,16%. È la fotografia di un mercato in cui il rischio (e il costo di origination/servicing) pesa molto di più sul “ticket piccolo” rispetto al “ticket grande”.
2) Cinque forze che rendono lo spread “sticky”
Qui entra la logica (quella che vuoi far passare nel post/LinkedIn article):
(a) Mutui: contano swap/IRS e coperture
Molti mutui (soprattutto a tasso fisso) sono prezzati su curve swap e strategie di hedging: non sempre replicano 1:1 i tagli BCE nel breve, specie se il mercato sconta scenari di inflazione/volatilità diversi.
(b) Rischio di credito percepito
Se la banca “vede” settori più fragili, aumenta il premio per rischio anche con policy rate più basso. Non è ideologia: è pricing.
(c) Capitale regolamentare e appetito di bilancio
Assorbimenti, limiti settoriali, policy interne: il credito è anche una questione di “spazio” nel bilancio, non solo di costo di funding.
(d) Costi di struttura e compliance
Più controlli, più processi, più costi: i margini non si comprimono gratis.
(e) Asimmetria depositi vs impieghi (la leva più sottovalutata)
Se i depositi rendono ~0,63% e gli impieghi restano >3,5%, il margine complessivo resta comodo e l’urgenza commerciale di tagliare “subito” diminuisce.
3) L’effetto macro: ripartenza “con il freno”
Qui l’analisi di Unimpresa (che hai incollato) è centrata: la trasmissione è lenta e irregolare, e questo pesa su investimenti, consumi e capitale circolante.
Il punto non è solo “paghi di più”, ma “rimandi decisioni”: nuovi impianti, scorte, assunzioni, acquisizioni, perfino M&A piccoli.
4) Il colpo di scena: proprio qui la fintech diventa strutturale
Quando il credito bancario resta caro/rigido, crescono tre famiglie di soluzioni:
- Capitale circolante “asset-backed” (receivables finance / invoice trading / factoring evoluto)
E qui arrivano notizie molto significative: Generalfinance annuncia l’ingresso di UniCredit come investitore senior nel proprio programma di cartolarizzazione; UniCredit (tramite UniCredit Bank GmbH) sottoscrive Senior Notes A4 fino a 100 milioni, con commitment iniziale 50 milioni, su portafogli rotativi di crediti commerciali performing (SPV ex L.130/1999).
Traduzione fintech: le banche stesse stanno comprando esposizione “impacchettata” su crediti commerciali ben strutturati. È un segnale enorme per chi fa piattaforme e origination. - BNPL B2B e soluzioni supply-chain
Se il prestito generico costa e richiede tempi/garanzie, diventa più interessante “finanziare la transazione” (ordine/fattura), con underwriting più granulare e automazione.
- Debt per scale-up (non diluitivo) su player paytech/BNPL
Esempio perfetto: EIB–Scalapay: €70 milioni di Scale-Up Debt (con supporto InvestEU) per accelerare innovazione e prodotti BNPL. Nel comunicato EIB c’è anche il contesto: l’iniziativa TechEU mira a investire €70 miliardi nel 2025–2027, con l’obiettivo di mobilitare €250 miliardi di investimenti nell’economia reale
